Monday, August 04, 2008

un libro di facce

Tale è, non solo letteralmente, Facebook. Mi sono arresa, ho capitolato lentamente e di malavoglia. Qualche tempo fa avevo dubbiosamente registrato il mio profilo, poi l'ho confermato senza neanche aver capito bene quando e come. Non sono sicura sia possibile, ma qualcuno mi aveva già invitato a iscrivermi a mia insaputa. Poi una volta confermata la registrazione mi sono trovata sulla casella della posta di Chicago (su cui avevo relegato il tutto) delle vere e proprie richieste "di amicizia" di qualcuno che si era subito accorto della cosa. Come potevo, io Sara Protasi, la PR di Ann Arbor, la donna sociale per antonomasia, dire di no?!
E dunque eccomi qua, un po' brontolando, a cercare di capire come funziona questo coso che sarà superato, non ho dubbi, nel tempo che ci metterò ad aggiungere tutti quanti. Un amico mi aveva di recente invitato a raggiungerlo su qualche altro network sociale, di più recente invenzione, di cui nemmeno ricordo il nome. E molto tempo fa mi ero registrata e poi cancellata a un altro. Anche in quel caso, ho rimosso il nome. Sono sempre stata scettica di questi network sociali, li ho conosciuti come passatempi da nerd americani. Poi nel giro di un anno, qui in Italia, vi siete appassionati tutti.

Non so bene perché scrivo questo post da ottantenne. Forse perché mi si rimprovera di aggiornare poco ultimamente.
Ma no, è che sono in uno dei miei tanti limbi, spero l'ultimo di una serie di periodi di passaggio in cui non riesco a godermi le vacanze, e non riesco a lavorare, non riesco a sentirmi a casa, e non riesco a considerarmi ancora una studentessa di Yale. Fa caldo, le zanzare pasteggiano sulle mie ginocchia (il destro ha una costellazioni di una dozzina di bolle, ma vi pare una cosa sensata?!), agogno il mare sabaudiense, ma mi ritrovo alle cinque del pomeriggio di lunedì a lavoricchiare al computer di una collega del dipartimento. Sono in ufficio, come negli ultimi dieci anni della mia vita. Sì, l'alibi è buono: un computer e l'aria condizionata. Ma la verità la so bene. Una parte di me non si abitua all'idea che da settembre inizia una nuova vita sul serio. Che bello, che paura.
Domani con Guido andiamo verso il mare. Nuoterò e mi abbronzerò e leggerò Proust, come mi ha suggerito Martha in tutti questi mesi. C'è sempre tempo per fare le valigie.

2 comments:

Lionel said...

Ah, che bello, leggi Proust ora!
Benvenuta in questo universo, veramente è utile nella vita.

sp said...

si', Proust e' proprio bello. e meno fatico di quel che credessi!