Non ho piu' scuse. Sono troppo stanca per studiare, e' troppo presto per cucinare e il bucato puo' decisamente attendere. Visto che per fare la lavarice devo scendere nel basement e pagare svariati dollari e l'ultima volta che c'ho messo piede un pipistrello mi ha fatto rendere conto che tra tutte le fobie quella per i gli adorabili mammiferi con le ali e' decisamente la piu' sensata (che siano mammiferi l'ho appena appreso, mi ricordavo qualcosa di strano, ma non so perche' pensavo fossero marsupiali. Il che comunque implicava che fossero portatori di mammelle. Almeno quelli femmine. Vabbe')
Insomma mi tocca finalmente aggiornare questo blog e cosi' comunicare con tutti quelli che dall'Italia mi chiedono "come va?".
Va di corsa, come al solito. Con una certa stanchezza. Con una benefica, compensatrice eccitazione. Per molti versi e' come me l'aspettavo, ma non avevo previsto che sarei stata cosi' contenta: mi ero preparata al peggio ma non al meglio.
E' bello ritrovare l'entusiasmo delle prime lezioni di filosofia, ricordarsi perche' voglio fare questo mestiere. Ed e' inaspettatamente bello accorgersi che le scadenze e le aspettative altrui, oltre alla fifa, ti mettono addosso un sacco di entusiasmo. C'e' questo senso molto anglosassone di meritarsi le cose, che mi mancava. E anche questa comune tensione verso il fare, questa corsa che per certi versi e' frenetica, per altri esaltante. E' stancante, di sicuro, e mi ci devo abituare perfino io, che in patria nonostante i fardelli mi sentivo veloce e qui rischio di fare la lumaca.
E' bello anche sentirsi in una comunita', avere di nuovo dei compagni di corso, che cominciano assieme a te e che affrontano le stesse difficolta', che sperimentano le stesse emozioni. Sono l'unica ragazza del mio anno, ma tutto sommato questo non mi turba troppo anche perche' di ragazze nel dipartimento ce ne sono parecchie. E poi c'e' la mia amichetta italiana, del dipartimento di italianistica, incontrata durante gli eventi dell'orientamento (tra cui una cerimonia di immatricolazione, con tutti i professori in palandrana d'occasione, molto fica). E la mia coinquilina, ricercatrice marocchina che mi fa un po' da sorella maggiore, e cucina deliziosi manicaretti francesi.
New Haven e' piccola, come me l'aspettavo. Ma il vero problema e' che e' cara. Tanto. Ogni volta che devo comprare l'acqua o il latte ci penso due volte (e l'acqua del rubinetto qui, come in molte altri parti degli USA, fa proprio schifo). Non parliamo di frutta e verdura. I dottorandi, che sono gli unici studenti a doversi cucinare, si dividono tra "Romeo and Cesare" (pronuncia: Romio and Sisare) e "Nica", entrambi presumibilmente italiani ed entrambi con prezzi da strozzino. Ma del resto tutti gli altri sono lo stesso e in piu' fanno schifo. Unica eccezione, Hong Kong Market (possiamo sempre contare sui cinesi!), che pero' rappresenta un'alternativa solo per i prodotti intrinsicamente riconoscibili, altrimenti si incappa in lunghi esami di etichette criptiche.
Credo che mi dovro' rassegnare a fare la spesa online, anche se continuo a sperare in qualche santo che mi dia un passaggio (ma dalla faccia che ha fatto quello a cui l'ho chiesto ci credo poco).
Il campus e' molto carino, e molto finto. Sembra di stare a Disneyland, in una sezione separata per accademici. E' quasi tutta costruita in questo neo-gotico che a quanto pare fa innamorare gli americani (specialmente quelli che non sono mai stati in paesi dove i palazzi avessero piu' di un paio di secoli) e che fa innalzare le sopracciglia agli europei. Per carita' e' molto carino, pero' mi fa specie vedere tutti questi archetti tarchiatelli, queste pietre pulite, queste ricostruzioni a tavolino. La biblioteca principale e' stata ricavata da una cattedrale. Almeno cosi' pensavo fino a quando mi hanno detto che e' stata costruita come tale, e che si tratta di un "Tempio al Sapere". Con tanto di pacchiano affresco nell'abside centrale raffigurante, tra le altre allegorie, la Signora di Yale.
Pero' diciamolo, e' decisamente meglio dei corridoi fatiscenti della Sapienza... E postero' qualche foto scenografica appena il tempo migliora e la mia fregola di stare al passo con le letture si placa (leggi: alla fine del semestre).
Tra gli eventi non-accademici, c'e' che sono stata ammessa in una delle compagnie di danza dell'universita', e ho potuto cosi' assaporare una serata goliardica di quelle che vedi nei film, circondata da diciottenni (sigh) festanti che hanno costretto me e le nuove leve a esibirci per le vie della citta'. Aspettavo di ricevere foto imbarazzanti ma ancora non mi sono giunte. Domenica iniziano workshop e prove per lo spettacolo autunnale. Come sempre, dunque, la mia avventura accademica si appaia con quella artistica, che potrebbe perifno coinvolgere, a un certo punto, il cimento coreografico.
Questo post e' decisamente noioso. Temo che manco la fida Compagnucci ci fara' due risate (eh, ma qui si', ci sei cascata!). Pero' se aspetto l'ispirazione ne riparliamo a Natale!
E forse non e'un cattivo segno che abbia meno materiale su cui farvi sbellicare: per una volta, sono in una regione in cui non si muore ne' di caldo ne' di freddo; abito in una casa pulita, luminosa e spaziosa, con una persona incredibilmente normale e socievole; ho uno status ufficiale, da studentessa che viene pagata due volte al mese, in un dipartimento in cui funziona tutto; vivo in una citta' dove...
ah ecco, la fregatura c'e', dove nella palestra danno corsi gratuiti di difesa personale e dove la probabilita' di essere rapinati non e', diciamo, improbabile.
Certo, tra tutti i fattori di ispirazione artistica spero proprio di non dover mai contare su di questo...
Wednesday, September 17, 2008
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5 comments:
Ciao Sara,
grazie del link, l'avevo perso formattando il computer. Sono contenta di sentire le tue belle ed entusiasmanti notizie e dello stato positivo in cui ti trovo dopo tutte le ansie ed indecisioni. Brava. Stamperò questa pagina per farla leggere a Rita. Sara contenta di sapere quello che succede lì. Un abbraccio grande da Gail.
...ma non si scriveva "gliéil"?
quella e' l'ortografia napoletana, che non distingue le "gl" e ce le schiaffa quando non si deve! ;)
Insomma, ora che ti sei sistemata potresti anche pensare di veniermi a trovare, no? o magari ci vediamo per una caffe' a new york? (ammazza come fa' fica sta' frase :P)
sono andato a Yale per una conferenza nel 2006, e la descrizione che mi venne in mente allora e': "fake-Oxford". Insomma, "fake-Oxford" e disneyland per accademici si somigliano molto!
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