Thursday, December 18, 2008

sopravissuta/survived

Sopravvissuta al mio primo semestre a ieil. Chi l'avrebbe mai detto? Tutti, lo so, perfino io lo sapevo. Ma un conto e' saperlo, un conto e' viverlo. E ora me ne posso venire a Roma con la coscienza a posto e... ehem, un compito da finire, entro il 31 dicembre. Ma qualcuno mi sa dire come si diceva "paper" in italiano?! Quando lo si faceva per Lecaldano, come lo si chiamava?! Articolo? Mah, attendo illuminazioni.

Survived to my first semester at Yale! Yay! (I'm getting to really like this "yay" thing, I am over-using it). I realized it only when Sun-Joo told me: before that, I was still too busy in unwinding from the logic finals. So, I'm logic-free, done with proseminar, and working on my paper Martha-style. Exciting, if it weren't that I will end up writing until late on the 31st, while people will be celebrating around me the beginning of this umpteenth new year. The year of hope, the one I leave. Let's see what comes next.

Sunday, December 07, 2008

looking for the perfect words (they never come)

Tired, got home, looking for the right words, the right steps. Thinking of the next post, daring to think of the next-- the first-- choreography. Always aware of the risk of not satisfying my own standards, of the looming incompetence, of the ineffability of what's really important. It's already hard in Italian, what am I trying to do in this language that still feels foreign on the tongue, that makes me goofy and tentative and apologetic? It feels like improvisation, or worse.
And yet arrogance is the close cousin of humility, and I feel proud of still being capable of attempting, of taking a risk. The impenetrability of logic, or the frustration of a short paper, or the weaving of new friendships, or the feeling of too many years gone by, or... Or still coping with the same old search for the perfect words, but lacking even the imperfect ones.
I feel so overwhelmed by the last days. This end of the semester is even more intense than its beginning. I cannot name the single events, they're too private. Painful, some of them. Scary, others. Beautiful, a few.

Among these, the last three nights. No, no words are coming. Not the appropriate ones. I am too sober, inebriated but not uninhibited. I look at the first snow of the season, poignant in its gentleness, and I wish my camera worked, my pen could write, my hands could flow on the keyboard like they didn't mind.

Tuesday, December 02, 2008

e' uscito house and philosophy

Su Amazon e' gia' scontato del 20 per cento o qualcosa del genere. Io ancora non ho visto una lira (o un dollaro). Il mio articolo e' stato massacrato. Ed e' solo un libro divulgativo.
Per' sono contenta lo stesso! Ora spero solo nella presentazione del libro con Hugh Laurie a portata di zampa! (l'editore ha gia' sbeffeggiato questa mia speranza, ma sognare non costa nulla)

Monday, December 01, 2008

in un nuovo teatro

Sono tornata a New Haven di mattina presto, insonnolita, intristita, improvvisamente conscia di tutto quello che non volevo ricordare. In assenza dello shuttle di Yale, che il sabato mattina latita, degli autobus cittadini, che di sabato passano ogni due ore, di taxi in vista (ma tanto non avevo voglia di pagarlo), mi sono trascinata le mie valige piene di libri recuperati ad Ann Arbor fino a casa. Sono giunta sudata, imprecando per aver lacerato una sciarpa sotto una rotella della valigia, ho aggiornato la mia vicina sulla mia settimana dolceamara, mi sono semiannegata in una doccia bollente e mi sono gettata a letto. Il mio umore e' ulteriormente peggiorato quando Shen-yi mi ha comunicato che avevo lasciato il caricabatterie del Mac a casa sua. La cenetta a casa di Giulia, che mi ha fatto usare il suo caricatore, le chiacchiere e un po' di studio hanno addolcito una giornata cominciata male.

Ma oggi la giornata e' iniziata bene. Mi sono svegliata tardi, ho preparato un pranzo al sacco a base di pane integrale, formaggio di capra e pere (la mia dispensa e' ancora approssimativa) e mi sono avviata... a teatro!
Questo weekend c'e' lo spettacolo autunnale di A Different Drum. Non mi ritrovavo in un teatro dal saggio di Danzarea, ma insomma, quella e' stata decisamente un'esperienza con piu' ombre che luci, anche per il periodo in cui mi trovavo.
Ma oggi quando sono entrata nel piccolo OBT (Off Broadway Theater, perche' da' sul retro di Broadway) mi sono sentita qualcosa sciogliersi in petto, e ho inspirato con volutta' quell'odore che conosco bene. Non sono una scrittrice abbastanza brava per descrivere l'esperienza sinestetica che e' per me entrare in un teatro dalla porta degli artisti (che in questo caso coincide con l'ingresso del pubblico!), all'inizio di una settimana di prove. So che tra i miei lettori, o meglio le mie lettrici, c'e' chi capisce perfettamente e sta sorridendo con me.
Proprio in questi giorni mi sono ritrovata a ripensare a tutto quello che mi sto perdendo in Italia, ai matrimoni, alle nascite, ai funerali, alle lauree, a tutto quello che succede nelle vite di chi mi e' caro, quelle vite che si intrecciano sempre meno con la mia. Nonostante tutta la tecnologia disponibile, una telefonata e' ancora una cosa complicata, e una chiacchierata serale con un amico diventa un'impresa che richiede mesi di accordi, mail, spiegazioni. E ovviamente non e' solo per il fuso o i costi. E' la distanza mentale che si amplifica, e credo che tutti gli esuli mi capiscano. Per quelli rimasti in patria sei un'entita' lontana, il cui posto in agenda e' difficile da conservare, con tutto quello che preme, piu' urgente, piu' presente.
Ma poi mi ritrovo di nuovo a fare una prova spazi, a memorizzare la distanza da una quinta, a condividere una banana, a progettare un poster per la compagnia con cui dividiamo il teatro.
Non e' come il Nazionale, d'accordo. Non e' come stare in camerino con Bambi, Lucia e Claudia, o con Annalisa, Giulia e Franci. Non c'e' il Maestro col suo bastone (e ancora fa strano pensare che non c'e' proprio piu') o Fausta che saltella dal palco alla platea. Ma e' anche questo il bello. La consolazione del consueto viene amplificata, non sminuita, dall'eccitazione della novita'. Peccato che non possano essere tutte qui, le mie amichette ballerine, a condividere questa nuova gioia, questa nuova avventura. Ma il modo di tornare a ballare insieme lo trovero', lo troveremo. Vero?